martedì 9 aprile 2013

Crocifisso di Fucecchio: le nove fasi prima della consegna

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PRIMA FASE:INFORMAZIONI
 
 
 
 
(DA WIKIPEDIA ENCICLOPEDIA LIBERA)
 
Crocifisso di Fucecchio
Crocifisso di Fucecchio

Autore Berlinghiero Berlinghieri
Data 1230-1235 circa
Tecnica tempera e oro su tavola
Dimensioni 156×100 cm
Ubicazione Museo nazionale di San Matteo, Pisa
Il Crocifisso di Fucecchio è una croce sagomata e dipinta a tempera e oro su tavola (156x100 cm) di Berlinghiero Berlinghieri, databile al 1230-1235 circa e conservata nel Museo nazionale di San Matteo a Pisa. È firmata BERLINGERIUS VULTERRANUS ME PINXIT.
L'opera si trovava originariamente nell'abbazia di San Salvatore a Fucecchio, dal tempo dell'abate Giovanni che la commissionò all'artista. Nel 1780 fu acquistata dallo storico pisano Ranieri Tempesti ed esposta nel Camposanto Monumentale, prima di approdare al museo nazionale.
Non è chiaro quando vennero rimossi i due riquadri alle estremità dei bracci, con coppie di santi a figura intera, sicuramente entro il XIX secolo: quello di sinistra, con San Lorenzo e una santa, si trova al Museo di Fucecchio, mentre quello di destra, con una Pia Donna e san Paolo, è in una collezione privata.
Fu restaurata nel 1981 e solo in quella data si scoprì la firma.
Rappresenta il Christus triumphans sulla croce, eretto e con gli occhi aperti, quale vincitore della morte. Nei tabelloni ai lati della croce si vedono i due dolenti, Maria e san Giovanni. In alto la sigla di Cristo "ICXC".
Rispetto all'altro crocifisso firmato da Berlinghiero, la Croce di Lucca, la croce di Fucecchio mostra un Cristo più slanciato, con un corpo meglio proporzionato e col volto di giovane più idealizzato, dimostrando un'influenza più marcata di Giunta Pisano, leggibile anche nella maggiore espressività delle figure dei dolenti.
 
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SECONDA FASE: IL MIO INCARICO
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giovedì 28 marzo 2013

Icona-cartellone: LA DISCESA AGLI INFERI

 
 
 


"...c'è un'icona, dei ragazzi, una parrocchia..." non è l'inizio di una barzelletta, è una bellissima opportunità che mi ha dato Don Fabio Pirotta ed un gruppo di giovani del suo oratorio.
Circa un mese fa Don Fabio mi ha contattata raccontandomi come, nella sua parrocchia durante i pomeriggi delle domeniche di quaresima, si svolgono laboratori d'approfondimento teorico e ludico... mi ha parlato di cucina etnica, pittura delle uova pasquali; la proposta che mi si offriva riguardava ovviamente l'iconografia...certo parlare d'icone a dei ragazzi delle elementari-medie non è semplicissimo, meno ancora in un clima pratico dove la manualità ha un suo significato.
L'idea che mi è balenata è stata quella di proporre un lavoro di gruppo in forma di cartellone, soggetto: l'icona della Pasqua per eccellenza, la discesa agli inferi.
Ho studiato il disegno semplificandolo, ho impostato un'introduzione cercando di non farli soccombere alla noia; a tal proposito ho saltato in blocco la parte storica, chiedendo a brucia pelo cosa fosse un'icona e cercando subdolamente di dirottare le risposte su: IMMAGINE SACRA.


Mentre si parlava difronte loro c'erano tre mie icone, poi ,calcando un po' la mano, ho fatto notare come queste immagini, ad una sensibilità comune, fossero molto strane, ed ho lanciato una provocazione:
- gli iconografi sono pittori pazzi o
- le icone ci vogliono dire qualcos'altro?
Per chi mi conosce il rischio era elevato in quanto avrebbero potuto scegliere la prima ipotesi, forse per educazione o per timore hanno scelto la seconda .
Ho paragonato , a questo punto, l'icona ad una MAPPA DEL TESORO che conduce al Tesoro per eccellenza (Gesù Cristo) attraverso innumerevoli indizi da decifrare; l'assemblea si è sbizzarrita in una serie di domande riguardanti quello che per loro poteva risultare strano, ascoltando attentamente le mie risposte che svelavano loro il significato del simbolo in questione.


Sfondo dorato, colori, scritte, proporzioni, aureole... la partecipazione è stata vivace ed entusiasta.
Finalmente poi ci siamo messi a dipingere, io preparavo i colori (pigmenti + tempera bianca come legante) e loro, a turno, dipingevano un pezzo di cartellone.







 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Lo scopo era quello di ultimare tutte le campiture, in un secondo momento io avrei fatto emergere MOLTO ma MOLTO semplicemente gli schiarimenti ed i ritocchi finali.
...e cosi è stato, in circa una giornata di lavoro, sono riuscita ad ultimare la mia prima "ICONA SU CARTA" e a riportarla alla parrocchia di Cornate che avrà un ricordo di questo pomeriggio molto colorato.


A me è rimasta tanta soddisfazione e la risposta affermativa ad una domanda che mi sono posta qualche anno fa: " Si può parlare d'icone anche ai ragazzi?" o meglio " Le icone possono essere, anche per i più giovani , mezzi efficaci  per arrivare a LUI?"
Grazie a Don Fabio, ed ai giovani di Cornate d'Adda, la risposta è un SI pieno e gioioso.
Buona Pasqua a tutti !!!!!


mercoledì 20 febbraio 2013

Colla di coniglio: vi risulta che ci sia un diverso potere incollante?










Febbraio, per il corso che si tiene a Bustarsizio, è il mese della gessatura, in altre parole, mentre si porta avanti il soggetto del primo livello si spiega, passo dopo passo, le varie fasi della gessatura, dando la possibilità agli iscritti di preparare una loro tavola.
Non è la prima volta che lo faccio e non si sono mai verificati problemi ... in questa occasione, però, ho usato una colla diversa.
Sapete che la colla di coniglio la possiamo trovare in 4 stati: sul coniglio, in lastre, in "pellet", o in granellini.
Quella sul coniglio dubito che ci sia qualche iconografo che la usi abitualmente macellando direttamente la bestiola, quella in lastre è la più potente (a detta degli esperti), io non l'ho mai provata, quella che ho sempre usato la trovo in "pellet", questa estate però è improvvisamente venuta a mancare e si è insinuata, un po' in tutti gli ambienti, una colla che ricorda i granelli d'incenso, o lo zucchero di canna (vedi immagine), il rivenditore in questione mi disse che non c'era differenza tra le due, in effetti questa si scioglie facilmente, e non ha praticamente nessuna impurità...
 Quando sabato scorso l'abbiamo testata sulla tela, qualcosa non ha funzionato, ...serpeggiava più di una questione: sarà la tela? Il legno? Non sarà la colla?
Sta di fatto che domenica, dopo aver dato la prima mano di gesso sono emerse bolle e sacche d'aria sospette che ci hanno obbligato a prendere la drastica decisione di staccare completamente la tela e ricominciare da zero.
Ed ora arriva il domandone - inchiesta del mese:
 
"Vi risulta che questa composizione della colla in granelli abbia meno potere incollante di quella in pellet o in lastre?"
 
Scrivete numerosi: ai primo cinque che parteciperanno regaleremo 100 grammi di colla in granelli, tra tutti i partecipanti sarà estratto a sorte un coniglietto vivo, scherzo, niente colla ne coniglio ma, commentate numerosi perchè, più conferme o smentite arrivano, maggiore sarà l'approccio scientifico-empirico al problema. Grazie in anticipo!!!

PS: So che qualcuno non commenta per timidezza o paura di dire sciocchezze, non temete...in questo blog la vergogna non esiste e le sciocchezze,molto spesso, sono di casa :))
 
 
 
 
 
 
 
 


domenica 2 dicembre 2012

En casa del herrero cuchara de palo



E' sempre più difficile fermarsi un secondo e scrivere qualcosa per mostrarvi il lavoro di questi mesi, ogni tanto mi arriva una mail che mi chiede se sto bene, la verità è che sono troppo occupata; ultimamente le giornate scivolano via e gli impegni si sovrappongono... e il blog purtroppo è l'ultimo nella lista delle cose da fare.
...Ma non perdiamoci in chiacchere!!!
Per collegarci all'ultimo post, volevo ringraziare ancora tutti quelli che mi hanno mandato suggerimenti in merito alla stesura dell'olifa, non ho ancora preso una decisione, quando avrò sistemato il guaio vi farò sapere.






Novità invece sul fronte della Pentecoste, dopo aver sudato sette camicie questa estate per gessare l'enorme tavola in questione (1metro e 40 per 1 metro e 60), in autunno ho iniziato a passare la grafia; per l'occasione la parrocchia del mio paese mi ha lasciato un locale dove continuare il lavoro. Inizialmente pensavo di portare la tavola a casa, per avanzare poco a poco, ma ci siamo subito accorti che le dimensioni ci obbligavano ad una scelta, o lei o noi!
Il fatto però di dover lavorare fuori casa ha rallentato moltissimo i tempi, meno male che il mio Parroco non ha fretta, Don Giuseppe è veramente un uomo calmo e paziente!
E' stato molto impegnativo anche lo studio del disegno; non ci sono grosse varianti dai due originali che ho preso come modello: quello di Novgorod, e quello di Kirillov, mentre per quanto riguarda le versioni contemporanee, ho lavorato con il modello dei coniugi Raffa-Renzi e dei maestri Giancarlo Pellegrini e Monia Bucci ringrazio tutti loro per avermi fornito materiale prezioso, Giovanni e Laura, oltre alle immagini, mi hanno prestato anche consulenze gratuite sull'intero processo di studio del soggetto... dopo tutto, questa icona nasce sulla scia del dono, della collaborazione e della gratuità.
Anche i miei corsisti di Vaprio hanno collaborato in qualche modo nell'acquisto del materiale: invece di regalarmi la solita pianta, che io irrimediabilmente riesco a far morire, hanno pensato di regalarmi il legno necessario all'esecuzione della tavola... perlomeno il legno non lo potrò uccidere ... è gia morto!




Vi ricordate l'Eva Maria che avrei dovuto eseguire durante l'estate, l'ho iniziata ma non finita, quando avrò un attimo di tempo la terminerò, purtroppo è proprio il tempo che manca, d'altronde l'ordine gerarchico è chiaro: prima gli incarichi occasionali, poi la Pentecoste e per ultimo le icone per la famiglia; come dice bene quel detto spagnolo "en casa del herrero cuchara de palo".
Un ultima novità, che non riguarda direttamente le icone ma il poco tempo che dico di avere: mi sono riaffacciata all'IRC (Insegnamento Religione Cattolica) nella diocesi di Milano qualcosa di veramente serio (perlomeno è quel che sembra a prima vista), dico questo perchè, nonostante sia "baccalaureata" in teologia, ho dovuto rifare l'esame di idoneità per l'insegnamento (sostenuto a pieni voti nel 2003), e frequentare due corsi di pedagogia (veramente bellissimi!!!!) per poter meglio insegnare.
Vi terrò informati anche su questo fronte, ricordatevi che non a caso il blog si intitola "non solo icone".
In fine, vi auguro buon Natale lasciandovi a questa immagine della Madre di Dio con Bambino, realizzata, da me, per una giovane sposa, un mese fa.
Un abbraccio a tutti, buon Avvento e buon Natale!!!!


 
 
 


venerdì 7 settembre 2012

L'ennesimo fallimento della protezione finale



Vorrei aprire una parentesi autunnale, affrontando per l'ennesima volta il tema spinoso ed irrisolto della protezione finale che si applica alle icone.
Chi segue il mio blog sa la mia predilezione per l'edelwachs.
Cercando di non contraddire (come faccio troppo spesso) il mio maestro, questa estate ho protetto l'icona della Madre di Dio del Segno con uno dei suoi metodi: un intruglio celtico (il "celtico" lo aggiungo io, sa più di pozione magica) a base di olifa, copale, trementina o whitespirit.




Per scongiurare ogni eventuale errore ho aspettato pazientemente il mese d' Agosto, che ci ha visti riuniti, per la seconda volta, a Desio.
Sta di fatto che seguendo passo a passo le sue direttive ho: scaldato la tavola al sole brianzolo, passato un primo strato d'intruglio con un pennello non troppo carico, coperto la tavola con la carta da forno (per evitare che polvere e peletti si attaccassero) e lasciato marinare il tutto in una stanza vuota.
Dopo tre giorni ho ripetuto la procedura sempre seguita a vista da Giovanni.
Purtroppo la convivenza è finita e la tavola non era ancora pronta, quindi, sempre osservando le sue esplicite parole, tornata a casa avrei dovuto dare il terzo strato.
Uso il condizionale perché non tutto è filato liscio.
Vi è mai capitato di fare qualcosa facilmente perchè seguita da un esperto e non appena questi esce dalla tua vita cadere nel baratro del caos più assoluto? A me succede quasi sempre con tutto ciò che è tecnologico, idraulico e con la mia caldaia in particolare.
Tornando all'icona in questione, non appena lasciato Giovanni, l'intruglio si è guastato, uno strato di pellicina sospetta aleggiava sull'olio. Avrei potuto rifare la "pozione" ma mi mancava un ingrediente, la copale, che a Desio mi aveva prestato un'amica, inoltre il tempo era mio nemico, il giorno dopo partivo per la Spagna.
Una telefonata ai maestri forse avrebbe dissipato il dubbio ma, per non far la figura della solita imbranata, raccogliendo ciò che restava del mio orgoglio ferito, decisi di ungere per la terza volta.
Ora sono ritornata dal mare: vacanze finite, estate finita, icona rovinata... croste lucide campeggiano sui panneggi e sugli incarnati, la protezione si è rappresa in piccole chiazze che  non credo si uniformino continuando a passare strati su strati.





Se questo era l'ennesimo tentativo per convincermi a lasciare da parte l'edelwachs, è fallito miseramente!
Fortunatamente l'icona non la devo consegnare, ed ho tutto il tempo per decidere il da farsi.
Chiamare il mio maestro?... Sto ancora aspettando il coraggio e la pace interiore.

PS: so che dalle immagini sembro la solita pessimista esagerata, ma vi assicuro che, in questo caso, le foto non rendono l'idea, migliorando e nascondendo i difetti, che, visti dal vivo, non perdonano.

sabato 21 luglio 2012

MICHELE E IL DRAGO



Nel post di giugno vi avevo promesso qualcosa di più, ed ecco la mia ultima fatica: L'ARCANGELO MICHELE E IL DRAGO




é un'icona che nasce come studio personale di un soggetto, con la supervisione del maestro (Giovanni Raffa). 


Abbiamo lavorato nel mese di Luglio, a Niguarda (MI) all'interno di un corso nato per far conoscere e divulgare la pratica delle Icone di misura (quelle regalate ai bambini in occasione della loro nascita; di misura in quanto hanno la lunghezza del bambino, e la larghezza delle spalle). 

Detto questo capite chiaramente che la mia non è un’icona di misura ma è complicato spiegarvi come sia approdata a quel corso con una tavola più grande del dovuto (40 per 50).

Veniamo al lavoro svolto: ho guardato diversi soggetti prima di abbozzare il disegno: quello che maggiormente ha ispirato la mia composizione è un’icona del XII secolo che rappresenta il miracolo di San Michele a Chonae conservata nel monastero di Santa Caterina in Sinai. 

Ero partita dall'idea di rappresentare Michele come “Forza di Dio”, “Chi è come Dio”, quindi come un guerriero possente, capo delle milizie celesti, liberatore del Male incarnato nel drago apocalittico. 

Riflettendoci meglio ho pensato che la forza di Dio non è quella dell'uomo, non è violenza che sottomette, non è potere che schiaccia, non è nel vento impetuoso, nel terremoto o nel fuoco, ma è nella brezza leggera, che accarezza il profeta Elia, alla ricerca di Dio, sul monte sacro (1Re19,9-13). 

Forte di questa intuizione, mi sono stupita di trovare in quell'icona bizantina un Michele così delicato, la trasparenza delle vesti e la delicatezza dei gesti e dell'anatomia facevano al caso mio.




Le ali le ho viste su un affresco (non mi ricordo da dove provenga, Giovanni lo conosceva quindi deve essere abbastanza famoso), ho trovato interessante la cadenza “dell'assist bianco” che ricorda lo scorrere dell'acqua in grado di modellare  la roccia con la sua delicatezza e costanza.




Anche il drago lo volevo bello, seducente, nella mia idea c'erano colori caldi, vivaci. 
Le ali e l'anatomia principale sono state prese da un San Giorgio russo, ma i colori me li hanno suggeriti le icone con draghi fatti ultimamente dai miei maestri; le bestie che fa Laura sono così attraenti che spiegano la caduta di molti nei confronti del male.



 


















In fine l'atteggiamento dell'uccisione, della sconfitta del maligno, non come una vittoria preannunciata ma come una dolorosa necessità, come se, malgrado tutto, ci fosse un legame profondo tra le due creature, e questo triste epilogo ricucisse ciò che la rottura (Diabolo) avesse sfasciato: l’equilibrio iniziale tra creatura e Creatore.




















La mia intuizione mi piace molto, ecco perché l'icona non mi soddisfa pienamente; aldilà delle difficoltà e dei limiti che sperimento ogni qualvolta mi confronto col mio maestro, l'amarezza che ho nel considerare questa icona finita è quella di non essere un’iconografa così in gamba da riuscire a trasmettere, con questo mezzo, idee così importanti.



L'unica nota positiva: un’iniezione infinita di umiltà, che ogni tanto non guasta; Paolo diceva ai Corinzi: “Quando sono debole è allora che sono forte!”, chissà se anche per gli iconografi questa massima funziona? 

domenica 10 giugno 2012

ESTATE DI FUOCO E DRAGHI





Come ogni anno, al sopraggiungere dell'estate, organizzo il mio programmino di lavoro-studio, lo scopo principale è quello di continuare a formarmi, quello secondario è di dipingere finalmente qualcosa di mio.
Mi spiego meglio: la maggior parte delle icone che eseguo durante l'anno sono incarichi; troppo spesso si ripetono tipologie, modelli, colori...non mi lamento, va bene così, è lavoro.
Ma quando arrivano i mesi più lunghi mi sbizzarrisco,e creo immagini mie, sicuramente destinati ad altri, ma come le voglio io e non i committenti; questa estate sarà all'insegna del fuoco e dei draghi.
Fuoco in quanto studierò un'icona della Pentecoste da regalare alla mia parrocchia, e draghi in quanto sto preparando un San Michele con drago da continuare durante il corso formativo di Niguarda, che inizierà a Luglio.
...e, per non farmi mancare niente, e per il gusto di copiare i miei maestri (perché credetemi, anche copiando si impara!) sto impostando, su due vecchie tavole, una Eva Maria che regalerò a mia figlia, tratta da un loro affresco.
Eva, nel giardino dell'Eden, e la Vergine dell'Apocalisse insidiata dal drago.
Ne approfitto per fare, a mia figlia Eva ed ai suoi compagni, un caloroso in bocca al lupo per gli esami.
Un unica raccomandazione: STUDIAAAAA!!!!


Nei prossimi post prometto immagini serie e sviluppo dei temi accennati.